Luglio 8

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Chi deve dimostrare la data di realizzazione di un immobile: le regole e le responsabilità


Il Tar Lazio illustra le procedure e le responsabilità per individuare eventuali abusi edilizi e la data di realizzazione di un immobile

Chi deve dimostrare la data di realizzazione di un immobile? Il Tar Lazio chiarisce le responsabilità e le procedure nel caso di presunto abuso edilizio

Il Tar Lazio ha emesso la sentenza 5219/2023, affrontando la questione della data di realizzazione di un immobile e le implicazioni per il rischio di abuso edilizio. Il caso esaminato riguardava l’acquisto di un fondo agricolo nel 1973, su cui era già presente un edificio. Successivamente, nel 2012, sono stati effettuati altri interventi edilizi, tra cui lo sbancamento del terreno, la realizzazione di un piano seminterrato, di un piano rialzato e di un portico.

Il Comune ha ordinato la demolizione dell’edificio, ritenendolo abusivo. Tuttavia, il proprietario ha presentato un ricorso basato su due argomenti: innanzitutto, che l’edificio originario aveva una destinazione agricola ed era stato realizzato prima dell’entrata in vigore della Legge 765/1967, che ha esteso l’obbligo della licenza edilizia a tutte le zone (in precedenza limitato ai centri urbani); in secondo luogo, che gli interventi successivi erano riconducibili a manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, e non alteravano forma e volume, pertanto non richiedevano alcun permesso.

Il Tar Lazio ha sottolineato che non esiste un documento certo che possa provare la data di realizzazione dell’immobile e che spetta al proprietario fornire la prova dell’epoca di costruzione. Secondo il tribunale amministrativo, il Comune non ha l’obbligo di effettuare accertamenti sulla data di realizzazione dell’edificio prima di adottare provvedimenti sanzionatori.

I giudici hanno inoltre evidenziato che non esistono prove riguardo al volume e alla sagoma originale dell’edificio, pertanto non è possibile affermare che gli interventi realizzati rientrino nella categoria di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo.

Di conseguenza, il Tar ha respinto il ricorso del proprietario e confermato l’ordine di demolizione dell’immobile.